L’intervento degli psicologi dell’emergenza - Conosco Imparo Prevengo

PSICOLOGIA DELLE EMERGENZE, PROTEZIONE CIVILE, SICUREZZA, TERRITORIO
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L’intervento degli psicologi dell’emergenza

Archivio > Aprile 2012 > Esercitazioni

C.I.P. n. 16 - ESERCITAZIONI

Esercitazione "Vulcano 12"
L’intervento degli psicologi dell’emergenza
Maria Teresa Devito e Michele Grano

L’esercitazione di Protezione Civile "Vulcano 12" nasce dalla necessità di testare il Piano di Protezione Civile comunale (Marino) ed il suo modello di intervento per l’attivazione della catena di soccorso alla popolazione. La motivazione è dettata dalla presenza di un reale fenomeno che obbliga quotidianamente la cittadinanza della zona oramai da anni ad una attenta e seria convivenza con l’emissione anomala di gas (CO2) dalle faglie del vulcano dei Colli Albani.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l’esercitazione ha visto la partecipazione attiva della popolazione: sono state evacuate alcune famiglie residenti nelle abitazioni immediatamente adiacenti all’area.
Hanno preso parte alle operazioni il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con il nucleo NBCR, l’INGV con il mezzo speciale per i rilevamenti in atmosfera dei gas, la Polizia Locale di Marino, altre Associazioni di volontariato dei Castelli Romani, oltre al COI di competenza. L’esercitazione ha preso avvio dopo una telefonata ricevuta al 115, da parte di un cittadino, che segnalava la presenza di gas nocivi. Sul posto è stato attivato il Centro di Coordinamento dei Soccorsi (CCS) all’interno del quale sono state gestite tutte le attività di soccorso.  


Foto 1: la tenda allestita per il Posto Psicologico Avanzato

Gli psicologi, impegnati operativamente per il supporto alle famiglie evacuate, non hanno ricevuto notizie dettagliate in merito allo scenario ma, dopo essere stati attivati tramite telefonata ricevuta dal responsabile dell’équipe psicologica, hanno dovuto organizzare l’intervento in base allo scenario trovato sul posto.
Il gruppo degli psicologi dell’emergenza era composto da soci dell’associazione PSIC-AR e da alcuni psicologi provenienti dal corso in psicologia dell’emergenza dell’università LUMSA di Roma, che svolgono lo stage in collaborazione con il Centro Alfredo Rampi.
Gli interventi realizzati dagli psicologi hanno riguardato:
a) evacuazione delle famiglie dalle palazzine circostanti l’evento, con adeguati DPI (dispositivi di protezione individuali) forniti dai Vigili del Fuoco, in supporto ai volontari di Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco stessi; b) accompagnamento presso il PMA (posto medico avanzo) e poi PPA (posto psicologico avanzato); c) assistenza e sostegno alle famiglie (molte con bambini) fino alla fine dell’emergenza; d) assistenza delle famiglie nel ritorno a casa; e) debriefing tra colleghi, per un’iniziale condivisione emotiva e tecnica sull’intervento.
In tal modo, l’esercitazione ha rappresentato un’ottima occasione per sperimentare l’intero processo d’intervento e per collaudare la catena dei soccorsi, relativamente a uno scenario emergenziale così particolare e impegnativo.


Foto 2: una psicologa sostiene una vittima

Una delle tematiche psichiche più forti emerse nel corso dell’evacuazione è stata quella legata alle paure relative all’abbandono della propria abitazione. "Non voglio lasciare la mia casa!" ripetevano le persone più scosse dall’evento, manifestando in diversi modi (dagli attacchi d’ansia a forme di rigidità e ottundimento, da risposte di shock a reazioni ostili e aggressive) la frustrazione per essere costretti ad allontanarsi dal luogo della sicurezza, degli affetti, della quotidianità, con l’incertezza relativa al futuro ("Potremo ritornare?", "Se sì, quando?", "E ora dove andremo?") e la preoccupazione di essere separati dai propri cari.
All’interno del PPA è stata immediatamente allestita un’area per i bambini (da segnalare che, al contrario, avevamo avuto segnalazione che l’esercitazione non avrebbe coinvolto i minori), in cui alcuni psicologi hanno proposto attività creative e di supporto finalizzate ad accogliere i loro vissuti, a sostenerli nel recupero delle loro risorse, a spiegare e normalizzare l’evento (anche se i familiari avevano comunicato che si trattava di una simulazione, l’esperienza di lasciare improvvisamente la casa e trovarsi tra sconosciuti operatori in divisa è stata per i più piccoli fonte di paura e smarrimento).
Come ricorda Zuliani (2006) le simulazioni realistiche vanno a richiamare emozioni e vissuti connessi alle situazioni reali che rappresentano, favorendo così un autentico apprendimento tecnico ed emotivo. Per questa esercitazione potremmo dire che tale valenza è stata doppia: tra le vittime, infatti, c’erano sia attori preparati per portare avanti un ruolo ben preciso, sia persone della popolazione realmente residenti in quelle abitazioni, che convivono quotidianamente con i sentimenti legati al rischio ambientale che li circonda. Ciò ha rappresentato una complicazione per l’intervento degli psicologi, che non sapevano di fronte a quale categoria si trovassero di volta in volta; d’altro canto, tale difficoltà ha dato maggiore veridicità all’esercitazione, richiedendo senso di responsabilità, attenzione e flessibilità nell’approccio alle persone e alle situazioni propri di una reale situazione d’emergenza.


Foto 3: il PPA

Per i coordinatori del soccorso psicologico, questa esercitazione ha permesso di testare la sintonia del gruppo e la qualità del lavoro di squadra, nonché la capacità si sapersi relazionare efficacemente con nuovi colleghi e con tutte le figure presenti sullo scenario d’emergenza.
Nell’organizzazione delle attività del PPA è emersa costantemente la necessità di modificare i piani d’azione, adattandoli alle difficoltà e ai cambiamenti improvvisi che si presentavano (complicazioni logistiche o problemi legati all’incognita umana), per poter garantire sempre un buon servizio alle persone e alle esigenze dell’intero campo allestito per loro. Tale realtà ha ricordato, ancora una volta, che non si può entrare in nessuna emergenza con un’aspettativa, semmai allo psicologo che interviene è richiesta la costante capacità di saper rinnovare le proprie aspettative, la capacità di sapersi muovere e ingegnarsi nell’imprevisto, rimanendo tuttavia saldo nella propria funzione di garante del funzionamento psichico (Kaes, 1998) delle vittime e dei soccorritori, grazie alle proprie competenze interiori e alle risorse supportive del gruppo di cui è parte.

Riferimenti bibliografici
KAES R. (1998), Sofferenza e psicopatologia dei legami istituiti. Un’introduzione, in Sofferenza e psicopatologia dei legami istituzionali, Roma, Borla.
ZULIANI A. (2006), Manuale di psicologia dell’emergenza, Santarcangelo di
Romagna, Maggioli.






 
 
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