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C.I.P. n. 5 -
IL PROGETTO MINGHA AFRICA
Sonia Topazio
(Ufficio Stampa INGV -
Mingha Africa è un'associazione costituita per portare aiuto sanitario a popolazioni del Cameroun.
Mingha-
Il medico Gianluca Russo organizza un'associazione Onlus durante l'estate del 2003, poco prima di ripartire per il Cameroun.Ai medici di Mingha altri s'accompagnano nel Progetto e entità come professionisti, dirigenti d'azienda, artigiani, studenti ed altri,formano, con entusiasmo, il gruppo organizzativo di Mingha-
PREVENZIONE DELLA TRASMISSIONE MATERNO-
(medico infettivologo, Presidente Mingha Africa Onlus)
Premessa
Il Programma "Mingha" (in lingua yemba "il mio bambino") ha come obiettivo primario quello di favorire la creazione di un modello di intervento integrato di prevenzione della trasmissione materno-
Contesto di azione
La zona di azione del Programma è nella Provincia dell’Ovest del Cameroun, cittadina di Dschang e dintorni. La città si trova ad un’altitudine di circa 1.500 m ed é sede di un’università con 12.000 studenti. La situazione sanitaria nazionale è riassunta nelle tabelle 1 e 2. In Camerun c’è un medico ogni 12.500 abitanti e questi difficilmente esercita la professione al di fuori degli insediamenti urbani. Il sistema sanitario si avvale di strutture pubbliche, private laiche e confessionali: l’assistenza sanitaria è sempre a pagamento per il malato (prestazioni, ospedalizzazione, esami di laboratorio e strumentali, farmaci, materiali di consumo): a ciò consegue una eccessiva tendenza alla commercializzazione delle prestazioni sanitarie cui si associa una parziale perdita di attenzione umana nell'ambito dell'assistenza. Ad eccezione delle strutture ospedaliere, l'assistenza sanitaria è erogata attraverso personale infermieristico che gestisce i cosiddetti "centre de santé", quasi invariabilmente privi di qualsiasi strumentazione medica e cronicamente carenti in medicinali.

Tab. 1: Cameroun: alcuni dati di statistica sanitaria (The State of the Children – Unicef 2003)
Tab 2: Infezione da HIV in Cameroun (UNAIDS 2006)
I dati relativi all’infezione da HIV danno una misura dell’entità del problema in Cameroun, evidenziano i buoni risultati globali ottenuti riguardo l’accesso in generale alla terapia grazie al sostegno del Global Fund, ma mostrano drammaticamente quanto poco si sia riusciti a fare nell’ambito della PTMI di HIV (solo il 4,2% delle donne incinta ha accesso a servizi di PTMI di HIV). Le conseguenze socio-
Metodo
La scelta della zona di azione è stata fatta considerando, tra le altre cose, la densità di popolazione rurale relativamente elevata, la presenza più o meno capillare di strutture sanitarie rurali. È stata così organizzata una rete operativa di strutture per lo screening per HIV delle donne in gravidanza ed i casi positivi sono inviati presso l’Ospedale di Distretto di Dschang per un’adeguata presa in carico. Le prescrizioni di farmaci antiretrovirali (ARV) nell’ambito della PTMI di HIV sono effettuate da personale medico locale sulla base delle vigenti indicazioni e nel circuito prestabilito dal Ministero della Sanità camerunese. Nelle prime fasi del Programma è stata prevista la presenza costante di un medico della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive dell’Università di Roma "La Sapienza"; successivamente questi ha assunto funzione di supervisione regolare delle attività. Il personale sanitario delle strutture incluse nel Programma, previa formazione specifica sull'infezione da HIV, si occupa dello screening delle donne incinta: il pre-
Risultati
Nel periodo 2003-

Delle 244 donne in gravidanza risultate HIV positive, solo 134 (54,9%) sono giunte all’osservazione del Programma: 5 di esse (3,7%) sono poi risultate essere falsamente positive al test HIV, probabilmente per fenomeno di cross-
Il tasso di trasmissione verticale è stato compreso tra il 9,5% (solo criterio di laboratorio) e l'11,2% (criteri di laboratorio e clinico); nessun caso di trasmissione è stato osservato per le madri che assumevano ART pre-

Per ciò che concerne la morbilità dei bambini allattati artificialmente, non si sono osservate particolari differenze rispetto alla popolazione sieronegativa della stessa età allattata al seno; mentre per quanto riguarda la curva auxologica, questa si è dimostrata essere in media al limite inferiore della normalità. Per quanto riguarda infine la mortalità infantile essa è stata pari al 18%: il tasso di mortalità ascrivibile all’infezione da HIV è stato del 7.7% (età mediana 13 settimane). Altri 4 bambini che hanno acquisito l’infezione da HIV per via verticale sono attualmente in buona salute e seguiti anche a domicilio dal Programma.
Accanto all’azione puramente sanitaria, sono state iniziate nella zona di intervento altre attività sociali utili alla riuscita dell’azione di prevenzione: attività di sensibilizzazione su sessualità e malattie sessualmente trasmissibili a beneficio di gruppi di giovani e donne (circa 6.000 beneficiari); introduzione di un modello innovativo di IEC (Informazione Educazione Comunicazione) su HIV che utilizza i mototassisti delle zone rurali come mezzo per la diffusione di messaggi di prevenzione; attività di promozione dell’igiene personale e supporto alla costruzione di latrine (oltre 200 latrine costruite); apertura di un club di animazione per bambini sieropositivi e orfani a causa dell'AIDS (Club Mingha, 64 bambini iscritti) che attualmente prevede anche lezioni di ripetizione scolastica, apprendimento del piccolo artigianato grazie alla collaborazione con la locale associazione dei non vedenti; programmi di formazione di tecnici rurali per diffondere l'uso di tecniche produttive più efficaci per promuovere la sicurezza alimentare (produzione di miele, allevamento su scala familiare di animali di piccola taglia, etc.).
Discussione e Conclusioni
Sono numerosi i problemi incontrati, taluni risolti, talaltri non ancora. Riguardo la disponibilità a sottoporsi al test da parte delle donne in gravidanza, va sottolineato che questo avviene allorchè viene loro prospettata tutta una serie di benefici diretti sia per la madre, ma soprattutto per il bambino, a fronte dei quali la responsabilità materna supera qualsiasi forma di resistenza. Ciò non accade invece per i padri che, non solo spesso rifiutano di sottoporsi al test, ma altrettanto spesso abbandonano la madre. La solidarietà femminile diventa vitale per la donna ed il supporto dell'équipe Mingha al femminile è fondamentale per ridare coraggio alle mamme sieropositive e rafforzare la speranza nell’idea che, anche nonostante l’HIV, la vita può continuare. Un ulteriore passo nel sostenere le mamme del Programma è quello di aiutarle a crearsi una piccola attività che possa permetter loro di superare almeno la sudditanza economica nei confronti dell’uomo: in tale ottica nel prossimo futuro cercheremo di strutturare specifici interventi.
L’attività di counseling, anche nutrizionale, si è dimostrata fondamentale per la riuscita dell’intervento di prevenzione: ma le difficoltà sono numerose, sia per la continuità della motivazione del personale sanitario delle strutture ove si realizza lo screening, che per la capacità di comprensione reale del problema da parte delle donne con minore scolarizzazione, che per la forte resistenza culturale dei mariti che troppo spesso rifiutano categoricamente il counseling di coppia. Il coinvolgimento delle autorità tradizionali è stato elemento di capitale importanza in tal senso, anche se lo stesso non può esser detto riguardo le autorità amministrative.
Fermo restando che in generale l’allattamento materno rappresenta l’optimum per la nutrizione dei neonati, la pandemia da HIV ha imposto ed impone la ricerca di strategie utili a ridurre il rischio di trasmissione post-
Per ciò che concerne l’utilizzo di farmaci ARV nell’ambito della PTMI, noi riteniamo che l’OMS ed i governi dei Paesi a risorse limitate debbano porre un’attenzione decisamente maggiore al problema, così come alla gestione terapeutica dei bambini sieropositivi. Per quanto riguarda la prima problematica, sulla base di quanto accade nei Paesi industrializzati (trasmissione verticale < 2%), bisogna sottolineare il valore preventivo della triterapia anti-
Il Programma Mingha rappresenta un’azione piccola e povera (il finanziamento annuo è nell’ordine di poche migliaia di euro), ma che propone un modello di azione realmente partecipativo ed integrato, adattato alla realtà locale, utile anche a dare la speranza per un futuro in cui, almeno la nuova generazione, possa essere sollevata dal fardello dell’infezione da HIV. Oggi, anche grazie alla nostra azione, molte cose sono cambiate in loco sia per ciò che concerne la percezione individuale e sociale del problema, sia per l’entità degli interventi di lotta all’HIV; ma ancora molto resta da fare in una lotta che necessita una rielaborazione di equilibri e priorità sociali nei contesti nazionali dei Paesi a risorse limitate fortemente colpiti dalla pandemia, oltre che una messa in discussione di valori e tradizioni locali, di metodi e priorità dell’umanitarismo e della cooperazione internazionale. Tutto ciò è difficile, ma a fronte della diffusione continua della pandemia rappresenta un imperativo categorico cui nessuno si può e si deve sottrarre.