Il Patto sul Rischio Accettabile - Conosco Imparo Prevengo

PSICOLOGIA DELLE EMERGENZE, PROTEZIONE CIVILE, SICUREZZA, TERRITORIO
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Il Patto sul Rischio Accettabile

Archivio > Agosto 2012 > Psicologia delle emergenze

C.I.P. n. 17 - PSICOLOGIA DELLE EMERGENZE

IL PATTO SUL RISCHIO ACCETTABILE
Progetto rivolto agli adolescenti
Daniele Biondo
Psicanalista, Vice presidente Centro Alfredo Rampi Onlus

La nuova normativa introdotta nel nostro Paese per quanto riguarda l’utilizzo dei ciclomotori da parte dei minorenni ha reso obbligatorio (a partire dal primo luglio 2004) il conseguimento del "patentino". Tale obbligo ha avuto l’effetto positivo di porre la questione dell’educazione stradale al centro dell’attenzione del Paese ed in particolare dell’organizzazione scolastica, pesantemente investita del compito di fornire ai ragazzi non solo la conoscenza del nuovo codice della strada, ma anche quell’ "educazione alla convivenza civile" tanto decantata in passato, ma mai realizzata seriamente. Tale impegno educativo, tra l’altro, non è rivolto esclusivamente ai ragazzi che intendono guidare un ciclomotore , ma a tutto il gruppo classe, all’interno dell’orario scolastico, nel rispetto della precedente normativa che imponeva l’introduzione dell’educazione stradale all’interno del percorso curriculare di ogni studente della scuola dell’obbligo. Il centro Alfredo Rampi Onlus ha elaborato una specifica proposta per sostenere gli insegnanti nella realizzazione di questo importante compito educativo .
Il Patto sul Rischio Accettabile rappresenta la proposta culturale ed educativa che il gruppo di lavoro del Centro Alfredo Rampi Onlus ha rivolto agli adolescenti ed ai giovani al fine di promuovere nella loro mente il valore del rischio utile, che favorisce la crescita, e far loro maturare una ferma posizione contro  il rischio inutile, che mette a repentaglio la vita.
I grandi problemi si trovano per strada scrive Camus in un suo romanzo ("La Peste"). E’ proprio dalla strada e dal quartiere che bisogna partire per contrastare i fenomeni sociali che minacciano la sicurezza collettiva, quali quelli della disintegrazione sociale, della polverizzazione dei rapporti umani, del degrado ambientale, dell’imbarbarimento della comunicazione, del calpestamento dei diritti dei più deboli, della violazione sistematica delle regole della convivenza civile. Riteniamo per tali motivi che l’educazione stradale debba essere  correlata con gli interventi di educazione alla salute, di educazione alla legalità e di educazione ambientale e debba così rappresentare un capitolo del più vasto impegno culturale e sociale dei sistemi educativi in direzione della costruzione della cultura della sicurezza e della convivenza civile. Con le giovani generazioni questo impegno si è condensato in una proposta specifica che abbiamo definito Patto sul Rischio Accettabile. Tale proposta scaturisce dalla considerazione che senza una responsabilizzazione del mondo degli adulti nel campo degli incidenti stradali, non è possibile chiedere ai ragazzi ed ai giovani di accettare di mettere un limite al loro bisogno di correre dei rischi. Il patto prevede un impegno parallelo delle nuove generazioni e di quelle vecchie, per l’affermazione dei valori di base (il rispetto della vita, dell’ambiente, degli altri, dell’incolumità del proprio corpo, della legalità) necessari per garantire la sopravvivenza individuale e la convivenza civile.
L’ obiettivo educativo del "Patto" è quello d’incrementare le competenze specifiche dei ragazzi per l’uso corretto del motorino.  Esso viene raggiunto attraverso il coinvolgimento attivo del ragazzo e del suo gruppo di riferimento. Ciò comporta a livello affettivo  lo sviluppo della fiducia nell’autonomia, della consapevolezza delle motivazioni al rischio, lo sviluppo della sicurezza personale e la costruzione di un rapporto di fiducia  con gli adulti. A  livello psicomotorio lo sviluppo delle capacità autoprotettive si realizza attraverso l’acquisizione di comportamenti di guida prudente ed attraverso lo sviluppo della capacità di affrontare l’emergenza. A livello sociale il metodo proposto mira alla  responsabilizzazione nei confronti di se stessi, degli altri e dell’ambiente, all’acquisizione di un rapporto corretto con le norme ed i codici, allo sviluppo dell’uso corretto dello "spazio città". Infine a livello cognitivo  l’obiettivo perseguito è quello di permettere agli adolescenti di acquisire una mentalità scientifica e razionale nei confronti degli incidenti stradali, all’acquisizione della conoscenza del codice stradale, allo sviluppo dei processi di mentalizzazione dell’ambiente attraverso la sua esplorazione e mappatura..
La proposta del "Patto sul rischio accettabile", risponde all’esigenza di individuare un progetto di cultura della sicurezza stradale che superi da una parte la segmentazione degli interventi e l’impostazione nozionistica e superficiale al problema, dall’altra recuperi la dimensione culturale, sociale, esistenziale a esso connesso in modo da consentire la formazione di personalità culturali mature e coerenti.

Interventi di informazione (sapere)
Focus group
Interventi informativi

Interventi di addestramento (saper fare)
Esercitazione dei primoadolescenti alla guida sicura ed alla manutenzione del motorino
Esercitazione all’evacuazione dell’edificio scolastico

Interventi di formazione (saper essere)
Intervento nelle scuole medie superiori del territorio con il gruppo classe
Intervento longitudinale nel quartiere con adolescenti a rischio
Promozione della costituzione di associazioni giovanili locali

FASI DEL PERCORSO MATURATIVO ED ATTIVITÀ
Prima fase: dibattito per l’indagine sulle motivazioni al rischio
Esplorazione nel gruppo delle motivazioni personali al rischio (scheda didattica n. 1, 2, 3,4). Tutte le schede didattiche citate in questo paragrafo sono inserite nel "KIT per la realizzazione del Patto sul Rischio Accettabile" che può essere richiesto al Centro Alfredo Rampi Onlus (Via Altino 16, 00183 Roma, centrorampi@tiscalinet.it, www.centrorampi.it). L’analisi delle motivazioni può essere realizzata attraverso l’individuazione dei diversi comportamenti a rischio in strada. Tale "esercizio" può fare emergere i preconcetti e gli stereotipi del gruppo degli adolescenti rispetto ai comportamenti rischiosi e di sicurezza. Il gruppo fa delle ipotesi sulle motivazioni di tali comportamenti e valuta quali rischi sono controllabili e quali, invece, espongono eccessivamente l’individuo alla probabilità di avere un incidente. Il gruppo (e non il conduttore) "nomina" i rischi accettabili e quelli inutili.



Il conduttore riassume sulla lavagna tali due categorie di rischio e le motivazioni delle loro valutazioni. Al fine di realizzare tale operazione classificatoria dei comportamenti a rischio il conduttore farà riferimento allo schema diagnostico sui comportamenti a rischio (vedi scheda didattica n. 5)

Seconda fase: acquisizione di uno schema scientifico per analizzare l’incidente in motorino
E’ spiegato dal conduttore lo schema cibernetico sui fattori degli incidenti (scheda didattica n. 6 ). Lo schema è applicato dal gruppo ad un esempio reale d’incidente che ha visto protagonista un membro del gruppo di adolescenti. Ogni adolescente calcola sommariamente il proprio tasso personale di rischio di avere un incidente in motorino. Tutto ciò serve a permettere ai ragazzi di passare da un atteggiamento fatalistico e scaramantico (pensiero primitivo) nei confronti del rischio ad un atteggiamento scientifico e razionale in cui è introdotto il principio di probabilità.

Terza fase: Autovalutazione della personale propensione al rischio
Ogni membro del gruppo risponde al "Questionario di autovalutazione sulla propensione al rischio" (scheda didattica n. 7) al fine di avere un indice della personale propensione al rischio. Ogni membro del gruppo risponde al questionario relativo al proprio "Stile di Guida" (scheda didattica n.8). Entrambi gli indici devono essere intesi come un contributo di conoscenza sul proprio funzionamento mentale e sul proprio comportamento di guida in strada.

Quarta fase: Incremento della percezione del rischio
Il conduttore mostra ai ragazzi alcuni dati epidemiologici (scheda didattica n.8), e sull’incidentologia delle diverse utenze della strada (scheda didattica n.9), con l’obiettivo di sensibilizzarli sulla loro condizione di vulnerabilità quando sono alla guida del mezzo.
Il conduttore realizza una valutazione dei costi e dei benefici dei comportamenti a rischio (scheda didattica n. 11).

    

Inserire fig.

Quinta fase: Esplorazione dei codici comunicativi
Il gruppo realizza un: gioco di comunicazione attraverso il linguaggio degli sms, o la realizzazione di "tag", o attraverso un altro qualsiasi codice da loro proposto.(scheda didattica n.12)
Il conduttore presenta il codice della strada (opuscolo "In sella al motorino") partendo dal significato e dal senso comunicativo delle norme per arrivare solo in un secondo momento ad esplicitare gli aspetti prescrittivi delle stesse.

Sesta fase: I ragazzi esplorano il loro ambiente
Al fine di mentalizzare l’ambiente i ragazzi realizzano un’uscita a piedi nel quartiere con l’obiettivo di osservare l’utilizzo dei codici adolescenziali (tag e graffiti), l’utilizzo dei codici comunicativi fra i diversi utenti della strada (scheda didattica n. 13). Realizzata tale osservazione i ragazzi realizzano una ricerca (scheda didattica n.14)sui servizi a loro rivolti presenti nel loro quartiere e sui punti di rischio (punti neri) per la circolazione stradale. Grazie ai dati raccolti nella ricerca i ragazzi realizzano con una specifica metodologia (vedi scheda didattica n. 15) la "Mappa del rischio stradale del loro quartiere" con l’obiettivo di incrementare la loro percezione del rischio e sensibilizzarli ai problemi dell’ambiente. I ragazzi espongono la loro mappa nell’androne della scuola per socializzare le loro conoscenze e segnalare i rischi censiti agli altri studenti della scuola. I ragazzi segnalano alle autorità competenti i rischi censiti.

Settima fase: I ragazzi realizzano prove di manutenzione del motorino
Viene realizzato nella scuola un laboratorio per la manutenzione del motorino con l’ausilio di un meccanico. Il motorino potrà essere montato e smontato dai ragazzi. Tutto ciò al fine di permettere ai ragazzi di avvicinare l’oggetto ideale e ridimensionarne le attese per riconoscere meglio gli aspetti reali del motorino. Inoltre, apprendendo le tecniche di manutenzione possono ridurre i fattori di rischio esterno legati al mezzo.


Ottava fase: I ragazzi realizzano prove di guida sicura del ciclomotore
Viene allestito nel cortile della scuola un circuito di sicurezza (vedi scheda didattica n. 16) nel quale i ragazzi possono realizzare le loro prime esperienze di guida sul ciclomotore assistiti da un adulto competente. Ciò rappresenta un’esperienza condizionante (una sorta di "imprinting") a favore della guida sicura.

Ultima fase: realizzazione del Patto sul rischio accettabile
Il gruppo decide la condotta di comportamento da tenere nel caso un proprio membro mette in atto comportamenti a rischio eccessivo ed inaccettabile, che mettono a repentaglio la vita sua o degli altri. Ciò al fine di far maturare al gruppo una posizione di responsabilità nei confronti del rischio. Responsabilità che aumenta nel momento in cui si coinvolge altri coetanei (come trasportati). Tale processo di responsabilizzazione si realizza attraverso l’attivazione nel gruppo di una decisione condivisa a favore dei comportamenti a rischio accettabile e contro i comportamenti di rischio eccessivo ed inutile. Solo dopo aver realizzato tale processo di responsabilizzazione, considerato come l’esito favorevole della realizzazione del percorso maturativo proposto, si chiede ai ragazzi se si sentono pronti a siglare il "Patto sul Rischio Accettabile" fra di loro e con gli adulti (vedi scheda didattica n. 17). Se Il gruppo risponde positivamente tutto il gruppo sigla il patto secondo le modalità previste dallo specifico strumento.
A questo punto i ragazzi interessati sono pronti per ricevere, dopo le previste prove di legge, il patentino di guida del ciclomotore


 
 
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