Alcune riflessioni a caldo nel grande freddo - Conosco Imparo Prevengo

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Alcune riflessioni a caldo nel grande freddo

Archivio > Dicembre 2011 > Protezione civile e volontariato

C.I.P. n. 15 - PROTEZIONE CIVILE E VOLONTARIATO
ALCUNE RIFLESSIONI A CALDO NEL GRANDE FREDDO
Ciro Longo
Presidente N.O.A.R. (Nucleo Operativo Alfredo Rampi)

Il Nucleo Operativo Alfredo Rampi è stato costantemente operativo in questi giorni di emergenza freddo/neve. Presente  con entrambi i mezzi a propria disposizione in due diversi quadranti della città ( VI E XI) e coprendo i turni concordati con il COC con più squadre. Abbiamo effettuato diversi interventi diurni e notturni e siamo come sempre molto orgogliosi della efficienza e professionalità dimostrata dai vari "equipaggi" NOAR che si sono alternati.
Quello di cui voglio parlarvi attiene tuttavia ad altro; a quanto viene prima del soccorso, a quel tema fondamentale che fa parte della mission e dei valori del Centro Rampi e che si chiama prevenzione.
L’esperienza di questi giorni ha mostrato una volta di più quanto una percentuale considerevole di criticità dipenda fondamentalmente da comportamenti errati e pericolosi da parte dei cittadini.
Non sto a farvi un elenco noioso, ma ne abbiamo viste "di tutti i colori": da persone che hanno impegnato il raccordo con i serbatoi quasi a secco di carburante a quanti in maniera totalmente insensata si sono lanciati con auto prive di qualsiasi attrezzatura (gomme adeguate o catene) su rampe ripide e ghiacciate che sarebbero state ardue anche per un fuoristrada. In massima parte potevano essere situazioni facilmente evitabili che invece si sono trasformate in problemi molto seri.
Il comune denominatore di questi comportamenti, tuttavia, non è tanto la "mancanza di buon senso", quanto non aver ancora incorporato una nuova realtà, una realtà "giovane", che ha pochi anni per la gente del centro sud (non più di 5 o 6) ma appare tuttavia inesorabile: da almeno 5 anni anche a Roma o in altre località del centro, di pioggia o di maltempo si può morire o si possono avere seri incidenti esattamente come avviene da sempre in climi più rigidi al nord.
Non spetta a noi spiegare il come o il perché delle variazioni climatiche; non siamo metereologi, ne scienziati. Tuttavia la nostra personale esperienza ci racconta che da almeno un lustro i temporali a Roma significano, con allarmante frequenza, alberi che cadono, strade che cedono, seminterrati che si allagano in maniera disastrosa.
Che siano eventi "eccezionali" ormai appare poco credibile, sembra essere invece una condizione che tende ad endemizzarsi.
Il paradosso è che mentre molti cittadini sono ormai consapevoli (o hanno discreta informazione) di cosa fare o cosa non fare in caso di terremoto (evento probabile sul territorio italiano e a cui è correttissimo preparare la cittadinanza) lo sono assai meno di fronte ad eventi apparentemente meno drammatici o ritenuti più "familiari" come per esempio un temporale.
Ma oggi un temporale è, di fatto, un evento che può rendere rapidamente un sottopasso mortale o mettere a dura prova la tenuta di alberi come i pini, piantati a iosa nel centro sud in anni in cui aveva scarsa importanza il fatto che le loro radici non fossero tra le più resistenti alle sollecitazioni di forti venti o alla erosione dovuta a precipitazioni cospicue (eventi del tutto atipici in alcune regioni italiane).
E’ probabilmente venuto il momento di formulare un nuovo "decalogo" di comportamenti utili alla sicurezza ed alla prevenzione anche relativamente a questo tipo di eventi, educare i cittadini a considerare con la necessaria prudenza ed attenzione anche eventi che durante la loro adolescenza erano quasi divertenti (chi non si è goduto da ragazzo una sana inzuppata da temporali di fine agosto?) e che invece, senza allarmismi o paranoie, oggi vanno trattati diversamente. Sono solo alcune riflessioni, condivise con i colleghi del direttivo N.O.A.R. e con i nostri soci, tuttavia mi pare utile allargare la riflessione fra quanti dedicano la propria attività e le proprie energie alla prevenzione e alla educazione dei cittadini piuttosto che al soccorso.
Solo riflessioni, ma  possono essere anche un modo (a partire anche dalla nostra concreta esperienza) per contribuire alla formulazione di qualche altro strumento (il già citato decalogo?) da aggiungere a quelli già numerosi a disposizione della sicurezza e della prevenzione.



 
 
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